Diario di un fotografo murettista. Capitolo 9/11 – 80^ Saint Ursanne – Les Rangiers
Immaginate un piccolo paesino incastonato nel verde nord della Svizzera, circondato da una corona di boschi verdissimi, immaginate gli archi che delimitano l’accesso all’abitato, i palazzi tipici affrescati, immaginate la gente laboriosa e cordiale, il profumo dei forni, del pane e dei dolci, i balconi colorati dai fiori, le torri, i campanili che danno al tutto un sapore settecentesco, immaginate un verde fiume che scorre placido la cui quiete è interrotta da orde di bambini che fanno il bagno, che si tuffano che giocano e che rendono a questo bellissimo posto l’allegria che completa un quadro da favola. Immaginate un posto dove non c’è nessuno che si oppone, ambientalisti, comitati, ciclisti, allevatori, agricoltori, pescatori, piloti di alianti, fruttivendoli e chi più ne ha più ne metta. Questa è Saint Ursanne, ed ora nella perfezione e nell’armonia di questo quadro impressionista inserite 200 vetture tra le più veloci, cattive e rumorose che il panorama europeo possa offrire.
Controsensi, contrapposizioni che fanno di questa gara un punto fermo, un baluardo estremo di pazzia, competitività, rischio. Si parte dall’ambientazione per passare ai nomi ormai storici delle curve: Les Garage, Les Chandelier, Les Grippon, Malrang, Petit Susten, Les Malettes, nomi che la lingua francese ingentilisce ma che negli occhi, nelle orecchie e nei ricordi di tanti, tantissimi appassionati sono sinonimo di gara, passaggi al limite, tensione, coraggio, velocità a volte folli, applausi, pelle d’oca, tante e tante cose da raccontare.
Saint Ursanne è appunto il paese dei controsensi ed in un certo modo dell’assurdo. E’ un posto la cui quiete ti entra nel cuore e divide il posto con le velocità del Grippon e di altri tratti da cardiopalma, e’ il posto in cui i bambini si tuffano e scherzano nell’acqua mentre “mostri” da 500 e più cavalli sfrecciano dall’altra parte del fiume, è il posto in cui l’anziana cammina lenta con la sua busta della spesa mentre le vetture che da li a poco andranno oltre i 200 orari si allineano.
E si, questo ti entra nel cuore.
Osservare il connubio, la amalgama, il rispetto, l’interazione di chi accetta, supporta, alimenta una passione che forse è lontana anni luce da ogni loro idea di tranquillo fine settimana.
Saint Ursanne è VELOCITA’, è quanto di più diverso ti aspetti di vedere dopo ore e ore di video, sono le curve che curvano davvero, è un pendenza pazzesca, è un percorso che deve essere conosciuto al millimetro, studiato con estrema attenzione ed affrontato senza paura si, ma con estremo rispetto, è la lancetta che si avvicina inesorabilmente al limitatore, è il motore che urla ma che chiede ancora strada per scaricare a terra tutta la potenza, è gomme, assetti, scocche messe a dura prova, sono le mani che stringono forte fino a far male il volante per accompagnare ogni cambio di direzione, ogni asperità, sono gli occhi che fissano la strada e giocano ad anticipare ogni traiettoria in un continuo cambio di luci ed ombre. E’ il fiato sospeso per due lunghi interminabili minuti.
Saint Ursanne è il CORAGGIO di schiacciare il piede destro fino in fondo, di entrare in curve cieche e non abbandonarsi all’istinto di mollare o di frenare, è il bisogno di sentire quell’adrenalina, è dare tutto per poter vincere o abbassare il tempo dell’anno precedente, è il coraggio di avvicinarsi pericolosamente ai rail, di accarezzarli, di “schiaffeggiarli”, di picchiarci contro forte, a volte troppo forte, senza la certezza di come si uscirà dalla curva, se sulle ruote o sul tetto. E’ il coraggio di tornare di anno in anno ed alzare l’asticella della sfida, del rischio, è cercare sempre quel sottile, impercettibile, labile confine tra la gloria o il carro attrezzi (che a suo modo è comunque gloria). Saint Ursanne è il coraggio premiato dagli applausi, dalle ovazioni da stadio, perchè che si vinca o si perda per quella gente contano solo le p@lle che si mettono per andare più forte degli avversari, poi, come va va. E’ il coraggio di finire alle 20 una gara interminabile, costellata di incidenti anche importanti (non gravi) fregandosene dell’orario, anche se questo può indispettire molti. Si può finire alle 14 o alle 20 ma lo spettacolo, quello deve avere ogni precedenza e nessuno può privare il tanto pubblico pagante della sua “droga”.
Saint Ursanne è la STORIA, di un paese e di gente che per 80 anni ha accolto, amato, applaudito i migliori interpreti di questa nostra pazza specialità.
E girando sotto all’anomalo caldo torrido, tra una fontanella di acqua fresca e le auto alle verifiche tecniche, mi sono soffermato più volte a vedere i tanti anziani che guardavano curiosi, con il loro elenco in mano a spulciare i nomi dei piccoli mostri che passavano sotto i loro occhi, che a volte sembravano perdersi nei ricordi.
La cosa da un lato mi ha fatto tenerezza ma dall’altra mi ha dato un brivido.
Per loro i ricordi sono la testimonianza del tempo che passa inesorabile, chissà delle 80 edizioni di quante sono stati spettatori, quanti piloti avranno tifato, applaudito, quanti migliaia di passaggi avranno visto con la passione che riempiva i loro cuori, quante albe viste su quei prati, quante levatacce e quante notti insonni. Ma la tenerezza ha lasciato presto il posto alla tristezza perchè sto assistendo alla sistematica e continua perdita di quella che possiamo considerare la memoria storica.
La passione sta svanendo, l’interesse sta svanendo, li stanno facendo svanire, si sta facendo sempre più strada la figura del team principal da divano mentre il murettista che ne sa, che ha passato una vita a schiacciare le proprie natiche sulle pietre a bordo strada, è un ruolo in via di estinzione ed i pochi irriducibili vengono derisi, additati e spesso “emarginati” solo perchè da tanta esperienza acquisita spesso, o sempre, viene fuori verità che fa male.
Finiti gli anziani, finiti noi chi racconterà ai nostri figli le gesta degli eroi che furono? Chi custodirà e tramanderà aneddoti, racconti, piccole perle di vita, incontri, sorrisi, confessioni, chiacchiere e tutte quelle piccole cose che ci hanno fatto amare questa specialità?
Le dirette rendono tutto asettico, i social appiattiscono ogni cosa. Volete mettere un like con uno scambio di sguardi, con una stretta di mano o un abbraccio? Volete mettere la terra che trema sotto i piedi al passaggio di 1000 cavalli con le casse della tv che tremano per un audio pessimo?
Stiamo (state) subendo passivamente il cambiamento dei tempi ma nel nostro piccolo mondo basta poco per sovvertire questa tendenza. Bastano una seggiolino, una birra, un panino e qualche amico.
Il resto sarà storia che ci ha visti protagonisti, sarà storia che non permetterà al futuro di morire e di non essere raccontato se non da qualche distorta pagina di Wikipedia.
Per quello che mi riguarda ho deciso di essere protagonista e raccontare con foto, parole scritte e con racconti sinceri, con verità mai negate o distorte, con il cuore in mano che batte all’impazzata.
A voi la scelta signori, da che parte volete stare?




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