Diario di un fotografo murettista. Capitolo 6/11 – 74^ Trento – Bondone

Località Vason, Monte Bondone

Ore 8:26

Comunicazione radio ai commissari: “Mi raccomando, non voglio vedere fotografi in postazione, mandateli più lontano possibile”

Doccia Fredda, bentornato in Italia.

Ma ci arriveremo, procediamo con ordine.

Arrivare venerdì al paddock di Trento ha avuto un sapore strano, mi sentivo si di casa ma venivo guardato come un alieno, ma non con cattiveria, più con sorpresa.

Quella di vedere un italiano che aveva fatto una scelta, quella di abbandonare le gare con cui è cresciuto anagraficamente e professionalmente e di seguire ciò che “succede” fuori dai patri confini.

Dopo i primi sguardi di meraviglia, finalmente abbracci fraterni, racconti, chiacchiere. Si fa presto a tornare in famiglia, con le immancabili domande su quanto sia diverso l’estero e perchè no, qualche indicazione per correre, in un futuro molto prossimo, qualche gara.

Caldo, tanto, perchè al piazzale Zuffo se c’è il sole è così, ma anche la consapevolezza che quel sole sapeva di casa, dopo la pioggia e i tanti km percorsi nei 4 angoli d’Europa.

Il venerdì scivola tra la confusione, i saluti, le foto e il pensiero costante di dove fotografare su 17 km di questa salita, diversa, particolare, dall’indiscusso fascino.

Cena veloce in casa con i soliti compagni di viaggio e di soggiorno ed in un qualsiasi sabato di una qualsiasi salita italiana cosa si fa? Si mantiene una tradizione che ormai è maturata in oltre 10 anni di lavoro: si improvvisa.

Prima curva utile si parcheggia, si prova a patteggiare (manco fossimo in un processo) con il commissario di turno per poter lavorare onestamente ma comunque riuscire a mantenere uno standard qualitativo.

Il canovaccio della sceneggiata è sempre lo stesso, con delle frasi talmente standard che sembrano suggerite nei breafing pre gara: “Ma sei matto? E’ pericoloso! Perchè siccome la macchina fa questa traiettoria qui, allora in queste condizioni potrebbe comportarsi così e allora sai che succede?”

E poi l’atto finale, il “Nessun dorma”, il momento più profondo ed aulico dell’elucubrazione “Ma tu lo sai che cosa è successo in quella gara?? Ecco, non farmi dire altro”.

Un sorriso amaro e la rassegnazione prendono il sopravvento e allora ci si posiziona nella zona che il commissario dalle 1000 esperienze suggerisce. (Allarme spoiler: a volte quelle posizioni sono più pericolose di quelle scelte da me in precedenza).

Comunque si lavora, circa, fortunatamente si incontrano vecchi amici, se ne fanno di nuovi ed il sabato passa tranquillo, anche se il lavoro non mi soddisfa pienamente. Visti i presupposti del sabato per la domenica ci sia accontenta, si fotografa la curva che viene, come viene. Alcuni colleghi sono più fortunati, alcuni meno tanto in Italia si sa, funziona come alla posta o in un ufficio pubblico. Se conosci puoi combinare qualcosa, altrimenti dipendi dalla luna storta o dritta del tuo interlocutore, senza diritti, senza garanzie. Fortuna o sfortuna, questo regola il lavoro di noi fotografi in Italia.

Ora rileggete la comunicazione radio scritta inizialmente. Beh, devo dire che domenica sono stato fortunato. Il commissario di percorso e l’agente di Polizia Locale (che ringrazio personalmente) sono stati più intelligenti del loro interlocutore e fortunatamente qualcosa di buono è venuto fuori.

In tutta questa incertezza (che in altri posti in Europa non trovo) devo ringraziare chi resiste! Visto che oggi si parla tanto di resistenza..

Voglio ringraziare chi era sul percorso già dal venerdì, fregandosene delle bandelle che vietavano il pubblico, devo ringraziare chi ha speso tempo a creare strutture, striscioni, bandiere che hanno reso la SP85 meravigliosa, ringrazio chi ha offerto birra, chi mi ha fatto ridere, i casinari con le motoseghe smarmittate e quelli che mettevano musica, ringrazio ogni singola persona che crede che la passione sia più forte di assurdi divieti.

Ultimi ma non per importanza ringrazio chi organizza, che si, magari non sarà esente da errori, ma ogni anno si prodiga anima e corpo per oliare e far girare al meglio una macchina mastodontica che offre uno spettacolo fantastico. E ringrazio madre natura per aver creato il Monte Bondone e i suoi panorami.

E ringrazio anche quelli che “comandano” che qui, in Italia creano sempre di più una linea di demarcazione tra chi conta e la plebaglia che tira fuori soldi per mantenere la baracca. Grazie perchè so sempre di più da che parte NON voglio stare.

Spero che tante decisioni non trasformino le salite italiane e in particolare l’ Università della Salita in un banale e commerciale CEPU!!

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