Diario di un fotografo murettista. Capitolo 4/11 – 53^ Subida al Fito
Anche se non siete dei bartender esperti l’esperimento è facile da fare.
Prendete un mixer, buttate dentro orgoglio, passione, partecipazione, un paese intero al servizio di una gara, una comunità forte e unita, shakerate bene e avrete la Subida al Fito. So già cosa state pensando, fare tutti quei chilometri, per vedere 80 macchine quando in Italia abbiamo numeri maggiori. Ve la spiego con una frase che sicuramente conoscete bene: “non contano le dimensioni, ma come lo si usa!”
Un paddock incastrato in un paese, dove camion, tende, supermercati, negozi e bar convivono in un equilibrio perfetto, dove la gara, le sue esigenze e quelle dei cittadini di questo piccolo paese si fondono e si incastrano senza che nessuno tolga qualcosa all’altro.
Immaginate questo, nelle gare in molte parti d’ Italia dove tutti hanno qualcosa da lamentare, anche chi vive a 100 km di distanza.
Qui le persone che girano intorno alla “subida” sono una risorsa, sono parte di un meccanismo pubblicitario che tende ad elevare a livello europeo, internazionale la bellezza e l’asprezza di questa natura.
Ma la lenta vita, la calma della gente delle Asturie esplode, deflagra con la presentazione del venerdì. La via principale del paese si riempie pian piano, si anima, trabocca di persone che vogliono solo una cosa, veder passare quei piloti che da li a poche ore si sfideranno su di un percorso che ha fascino da vendere, che farà una cruda selezione, che è stato tanto discusso e criticato da una parte e amato da un’altra.
La tensione sale, lo speaker presenta uno ad uno i partecipanti non prima di avermi chiamato a ballare sotto all’arco della partenza. Avere degli italiani alla loro gara, che sono li solo per vederla e fare qualche foto non è cosa da poco. Lo apprezzano, cercano di farci sentire a casa, di trasmetterci il loro immenso calore.
Interviste, motori che rombano e la sfilata corre via tra le foto, qualche (più di qualche) “copa de vino tinto”, gente che balla con la musica in sottofondo, centinaia di cellulari ad immortalare ogni istante e centinaia di bambini che in questa zona di Spagna e di Europa crescono con il mito delle salite e venerano chi con tuta e casco li accompagnerà nella loro crescita di tifosi.
Gente competente quella spagnola, che assiepata su ogni prato e anfratto possibile commenta passaggi non tralasciando commenti tecnici e tanti richiami ai piloti di un passato nemmeno tanto remoto.
E’ bello stare li ad ascoltare, a capire alla fine quasi tutto e ad imparare da persone così diverse nelle abitudini e nella storia ma alla fine tanto uguali a noi,
L’esito della gara è ormai noto, nella terra di Asturia, vince un pilota basco, Joseba Iraola Lanzagorta che incarna la semplicità e l’allegria di questa gente.
Perché qui, nel nord della Spagna (cito il nord perché non ho visitato altre zone) non hanno vergogna di far vedere da che parte vengono, difendono la loro identità, le loro tradizioni, le loro radici e lungo il percorso è stato di una bellezza infinita vedere bandiere appese con orgoglio, a ricordare da dove vengono le migliaia, le tante migliaia di persone che hanno impreziosito questa competizione.
I drappi delle Astrurie, della Galizia, delle Regioni Basche, della Cantabria, di Andorra anche se visti con superficialità posso rimandare a delle divisioni territoriali nette, sono state la testimonianza meravigliosa di quanto può unire e renderci uguali questo sport, le salite, la disciplina più bella di questo mondo.
Da noi si sarebbe gridato al fascismo, all’ ultranazionalismo, all’unità di tutti i popoli sotto la bandiera della pace, bla bla bla bla, magari anche un pò ad una società patriarcale che in un discorso, anche se non c’entra, fa sempre la sua figura.
Beh, gli abitanti di Arriondas, quattromila anime che vivono accanto all’impetuoso fiume Sella, sono Asturiani, sono spagnoli, sono fieri di esserlo e sono le persone che organizzano una delle gare più folli che abbia mai visto: la Subida International al Fito.
Ah, dimenticavo.. anche stavolta vi do il solito consiglio, si dai, quello della valigia, l’aereo, il muovervi dal divano, ma si che avete capito.




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