Diario di un fotografo murettista. Capitolo 3/11 – 44^ Rampa da Falperra

Dove può arrivare la passione secondo voi? Cosa siete disposti a fare per la specialità che amate? (Perché se siete qui a leggere le salite le amate)

Queste sono le domande che mi faccio ogni volta che sono in attesa, in aeroporto, aspettando il volo che mi porta a 1812 km (in linea d’aria) da casa, fissando l’aereo che da li a poco volerà su mezza Europa fino in Portogallo.

Non mi do mai una risposta, altrimenti questa potrebbe portare a qualsiasi patologia mentale conosciuta e non.

Conosciamo poco delle gare all’estero, troppo poco. Sapete ad esempio che la Rampa da Falperra ha lo start alle porte di una città da 200.000 abitanti? Lo sapete che Braga e i paesi intorno hanno diversi siti patrimonio dell’Unesco? Sapete che è un posto ricco di storia, umanità, cultura, gastronomia?

No non lo sapete perché da noi siamo abituati ad autolodarci e a denigrare il resto come se fosse una gara, vantandoci di cose che altrove sono l’assoluta normalità ed a guardare non più in la del nostro orticello.

Ma parliamo della gara, prima che la polemica prenda il sopravvento.

Falperra per me è LA GARA, un percorso per uomini veri e per piloti, dove si rischia, dove si è consapevoli non appena si indossa il casco. Falperra è adrenalina, Falperra è uno splendido dare-avere tra piloti e pubblico, Falperra è due ali di folla a pochi metri dai rail, Falperra è l’odore delle griglie accese, dei panini la mattina presto, è il silenzio in attesa dell’arrivo dei big, Falperra è il boato, quasi come in uno stadio, per i passaggi al limite, Falperra è l’errore in staccata, a volte l’incidente duro, Falperra è la gara che regala tanto e toglie tanto.

Falperra per noi fotografi è uno spunto continuo a partire dal paddock, ai piedi di uno dei santuari più importanti del Portogallo, sacro e profano per alcuni, sacro nel sacro per altri, divinità a confronto per me, che siano religiose o della velocità.

La Madonna do Sameiro, veglia, protegge Braga ed (in questo caso si) quei cavalieri del rischio che affronteranno quei 5 km.

Il paddock è riunito, festante, vivo, pulsante immerso in un parco, nel verde e i tifosi che cercano cartoline, adesivi, foto, strette di mano si fondono in un tacito accordo di rispetto con i fedeli che vogliono riunirsi in preghiera. Dovremmo imparare da loro che due cose diametralmente opposte possano convivere in un clima di assoluto rispetto.

Si gira il venerdì, alla scoperta di quanto il campionato portoghese abbia da offrire in tema di auto, si perchè qui corrono con qualsiasi cosa abbia ruote e motore.

Ce le vedete le Fiat Punto 1.2, delle vecchie Toyota Starlet, delle vecchie Ford che vanno come i siluri e che tolgono i riflettori alle nostre TCR e alle GT? Beh, mai come in questo caso passione batte portafogli!!

Il resto a Falperra è storia.. I passaggi ad oltre 260 km orari sul bagnato, le curve al limite, la sfida infinita tra Merli e Petit, l’ancestrale antipatia tra Italia e Francia. Ormai i social ci raccontano tutto, con foto e video in tempo reale ma no, l’emozione quella nessuno può raccontarvela, nemmeno io ed è per questo che stavolta sono stato più sintetico del solito.

L’emozione di vedere il tricolore volare in alto, di cantare fieri il nostro Inno, di vedersi auto in faccia a 260 orari, di guardarsi con persone che non parlano la nostra stessa lingua ed esultare con loro, l’emozione di rappresentare la nostra nazione, quello nessuno ve lo spiega.

Mollate i divani, posate i cellulari e i commenti da leoni e andate a vedere. Non rimarrete delusi. Perché la Rampa da Falperra parla da se, con un calore che ti avvolge in maniera incredibile, con la gioia delle decine di migliaia di spettatori, con la VELOCITA’.. perché Falperra non ha bisogno di immedesimarsi in un qualsiasi percorso di Formula 1 per trovare un’identità.

Perché Falperra è Falperra… (Come Sanremo ma più in grande)

Ah, sto ancora aspettando il bilico con le disposizioni di sicurezza copiate all’Italia ma fortunatamente per quest’anno ha trovato traffico.

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